IN BREVEStadio Olimpico di Atene

Olimpiadi
Apertura: 13 agosto 2004
Chiusura: 29 agosto 2004
Atleti partecipanti: 10.625
Stadio Olimpico
Misura del campo: 105 x 68 m
Capacità: 69.618, 68,079, 55.000
Tribuna stampa: 480
Anno inaugirazione: 1982
Superficie dello Stadio: 127.625 mq
Lavori di ristrutturazione: 2002-2004
Prog. copertura: Studio Calatrava Vals
Area coperta: 54.350 mq
Dimensioni: 260,3 x 208,8 m

GREECE

Stadio Olimpico di Atene

Le Olimpiadi di Atene 2004 sono state speciali non solo perché hanno segnato il ritorno nel luogo dove le Olimpiadi moderne hanno avuto inizio nel 1896, ma anche perché hanno registrato una serie di miglioramenti sia negli impianti che nelle attrezzature per lo sport attuali anche ai giorni nostri. Un esempio è dato la pista Sportflex Super X Performance dello Stadio Olimpico, fornita da Mondo.

Una struttura imponente

Ancora prima dei necessari interventi di ammodernamento realizzati in occasione delle Olimpiadi di Atene 2004, lo Stadio Olimpico della capitale greca si presentava come una struttura dall’aspetto maestoso. Progettato nel 1979, lo stadio, i cui lavori di costruzione iniziarono nel gennaio del 1980, rappresentò una delle opere architettoniche più interessanti dell’epoca, grazie anche alla serie di 34 pilastri che vennero installati per supportare le tribune. A lavori ultimati, la caratteristica più evidente del nuovo impianto erano i quattro piloni pendenti muniti di riflettori che sovrastavano lo stadio, ognuno dei quali era alto 62 metri. I lavori terminarono nel 1982, e nel settembre dello stesso anno l’allora presidente greco Kostantinos Karamanlis inaugurò la nuova struttura in occasione dei Campionati Europei di Atletica Leggera, primo grande evento sportivo ospitato dallo Stadio Olimpico. La struttura è rimasta praticamente invariata fino all’estate del 2002 quando, in vista delle Olimpiadi del 2004, iniziarono i lavori di rinnovamento non solo dello stadio ma di tutto l’Athens Olympic Sports Complex.

Il nuovo Stadio Olimpico

L’intervento più importante e più appariscente che ha coinvolto lo Stadio Olimpico di Atene è stato l’aggiunta della sontuosa copertura, che lo ha trasformato in una vera e propria opera d’arte architettonica. Applicando le leggi della fisica ad un design leggero, l’architetto spagnolo Santiago Calatrava ha progettato una copertura che si presenta come un enorme intreccio di tubi di acciaio e vetro azzurro, una struttura enorme: 304 metri di lunghezza, 206,7 metri di larghezza e 72 metri di altezza, per un peso complessivo di 18.000 tonnellate.
Malgrado le molte critiche ricevute e lo scettiscismo che inizialmente aveva circondato il progetto, la complessa installazione venne terminata in tempo per poter ospitare senza problemi la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Atene. I lavori terminarono il 30 luglio 2004, appena due settimane prima dell’inizio dei Giochi, condizionando il lavoro di chi si stava occupando della pista e delle attrezzature all’interno dello stadio. “I lavori per l’installazione della copertura hanno rallentato il nostro lavoro e abbiamo dovuto correre all’inverosimile per poter finire in tempo - ricorda Andrea Vallauri, responsabile della Divisione Sport di Mondo -. Siamo riusciti a ultimare tutto mentre gli atleti stavano per arrivare. I problemi causati dalla complicatezza del montaggio della copertura dello stadio ha fatto ritardare di almeno quattro mesi l’ultimazione dei lavori”.

Più luce sulla pista

La copertura, progettata per resistere a venti fino a 120 km/h, è formata da due semi-coperture che, una volta accostate, lasciano libera una zona ellittica sotto la quale si trova il campo di gioco. E’ interessante notare come la struttura appoggi solo sui quattro punti in cui gli archi si intersecano, non avendo nessun contatto con l’impianto preesistente. Realizzata in policarbonato, la parte trasparente della copertura garantisce condizioni ottimali per atleti e spettatori durante le gare e in più è riuscita a migliorare l’illuminazione e di conseguenza le riprese televisive. Inizialmente Calatrava aveva pensato al vetro per i pannelli trasparenti, ma alla fine scelse uno speciale policarbonato, molto più leggero del vetro. Per quanto riguarda la pista dello Stadio Olimpico, Mondo ha fornito la superficie Sportflex Super X Performance. “Si è trattato di una novità - ricorda Vallauri - perché in quell’occasione abbiamo cambiato la formulazione e anche il disegno della parte alveolare sottostante è stata modificata leggermente, per migliorare ulteriormente il prodotto. Gli organizzatori, inoltre, ci avevano chiesto di cambiare leggermente il colore rosso della pista, rendendolo un po’ più scuro”. La soluzione Mondo utilizzata per la pista dello Stadio Olimpico è stata l’ultima evoluzione del manto Sportflex Super X, che è stato poi utilizzato fino alle Olimpiadi di Pechino 2008, quando Mondo ha fornito la pavimentazione Mondotrack.

Olympic Athletic Center di Atene

Lo Stadio Olimpico si trova all’interno dell’Olympic Athletic Center di Atene, nel distretto di Marousi, che è conosciuto con il nome di OAKA, dalle iniziale del nome in lingua greca.
Oltre allo stadio, in quest’area sono presenti altri quattro impianti sportivi che, insieme ad altre strutture dedicate allo sport, hanno costituito il cuore delle Olimpiadi del 2004: l’Indoor Hall, che durante i Giochi è stato l’impianto al coperto più grande ad essere stato utilizzato, ospitando le gare di ginnastica artistica e le finali del torneo di pallacanestro, l’Aquatic Centre, il Velodrome e il Tennis Centre. La costruzione del complesso, iniziata nel 1980, ha avuto un periodo di sviluppo piuttosto lungo: il Velodrome e l’Aquatic Cenre sono stati inaugurati nel 1991, l’Indoor Hall nel 1995 e il Tennis Centre nel 2004. Così come lo Stadio Olimpico, anche le restanti strutture del complesso OAKA rientrarono nel progetto di ristrutturazione affidato all’architetto Calatrava. Il suo obiettivo principale fu la ricerca dell’armonia e dell’omogeneità delle diverse strutture da un punto di vista architettonico. Tra gli interventi ci fu la creazione di quattro nuove piazze che rappresentassero gli ingressi all’OAKA, con un’area comune, l’Agora, ispirata al luogo di incontro degli antichi greci. Venne realizzata la Plaza of the Nations, una sorta di anfiteatro all’aperto capace di contenere più di 300.000 persone e, ai bordi della piazza, fu installato il Nations Wall, una scultura di tubulari di acciaio progettata in modo tale da muoversi in modo ondulatorio che è diventata da subito il simbolo di tutto il complesso sportivo. All’interno dell’OAKA l’intervento di Mondo è stato massiccio. “Oltre alla pista per lo stadio, abbiamo fornito anche la pavimentazione per le due piste di allenamento, tutti i percorsi tra le piste di allenamento, le aree di riscaldamento e la pista principale. Sono stati utilizzati 30.000 mq di sintetico pavimentazione sportiva”, conferma Vallauri.
Per collegare le due piste di allenamento alla pista principale gli atleti dovevano percorre dei camminamenti che per regolamento sono stati ricoperti con lo stesso materiale della pista principale. Gli atleti, infatti, camminando con le scarpe chiodate, devono potersi muovere in sicurezza.

Un impegno totale

In occasione di Atene 2004, per la prima volta Mondo ha fornito anche le attrezzature per l’atletica. “Abbiamo prodotto una nuova serie chiamata Atene - commenta Vallauri -, con un disegno e un look particolari, e quei modelli sono stati utilizzati negli anni successivi fino ai Campionati del Mondo di Daegu 2011, quando abbiamo utilizzato una nuova serie. La prossima serie, che verrà impiegata durante le Olimpiadi 2012, si chiamerà Londra”. L’ottimo rapporto instaurato tra l’azienda italiana e il Comitato Organizzatore ha permesso a Mondo di proporre un pacchetto che offrisse oltre ai prodotti e le attrezzature, anche dei servizi.
“Il rapporto con il comitato organizzatore è stato ottimo. Ci siamo trovati di fronte persone decisamente esperte. Per noi è stata la prima Olimpiade in cui abbiamo fornito assistenza tecnica: ci siamo occupati della pulizia dei campi, delle piste e delle attrezzature, abbiamo fatto le riparazioni dei materiali quando è stato necessario e così via. E’ stato un servizio a 360° molto apprezzato che è stato possibile grazie all’ottimo rapporto instaurato con il Comitato Organizzatore”, conclude Vallauri.